Volo, discesa e recupero della sonda

Lancio

Una volta che la sonda è collegata al pallone e al paracadute, si può iniziare a sollevare lentamente la struttura tenendo saldi i cavi.

È importante alzare il pallone molto lentamente, in modo da evitare che si danneggi o che il carico che sta sollevando si agiti troppo, causando danni alla struttura.

Durante questa fase, è preferibile che operino due persone, in modo da prevenire il rischio di cadute accidentali o di danni alla struttura.

È importante non tenere la sonda dal suo corpo, ma afferrare il cavo che la collega al resto della struttura, in modo da evitare di danneggiarla con la trazione del pallone.

Una volta che il pallone è in aria e la sonda è pronta per il lancio, sarete pronti al countdown: 3, 2, 1…take off!
Rilasciare cautamente la sonda per vederla finalmente volare.

Nota: Una volta effettuato il lancio, consigliamo di dirigersi preventivamente verso le coordinate di atterraggio previste dalle proiezioni del flight predictor, in modo tale da minimizzare le tempistiche di recupero.

 

Volo

Durante il volo, la sonda attraverserà diversi strati dell’atmosfera, ognuno con caratteristiche differenti.

Nella troposfera, quella parte dell’atmosfera più vicina alla superficie terrestre, le turbolenze sono molto accentuate a causa delle diverse correnti, dei venti e delle temperature diverse degli strati di aria.
In questa zona, il pallone inizierà a oscillare e a muoversi in modo irregolare, ma superando le nuvole, il pallone inizierà a stabilizzarsi.

Mentre il pallone sale, la temperatura può raggiungere anche i -70 gradi Celsius, fino alla stratosfera.
In questa zona, la temperatura aumenta con l’altitudine a causa della presenza dell’ozono, che assorbe la radiazione ultravioletta proveniente dal Sole.

Durante il volo, l’eventuale modulo Flying Lab collezionerà dati e registrerà informazioni sul viaggio, come la temperatura, la pressione e l’umidità.
Inoltre, l’eventuale camera a bordo della sonda registrerà il panorama dall’alto, mostrando la Terra vista dal vicino spazio.

Una volta raggiunta l’altitudine tipica di 30 mila metri, la sonda continuerà a viaggiare per alcuni istanti, a seconda delle condizioni atmosferiche e del vento, prima che il pallone raggiunga la massima espansione e scoppi a causa della diminuzione della pressione atmosferica.

Discesa e recupero della sonda

Una volta che il pallone è scoppiato, la sonda inizia a scendere rapidamente verso il suolo. La velocità di caduta inizia lentamente ma aumenta progressivamente man mano che la sonda si avvicina al suolo.

Per evitare danni alla sonda, viene dispiegato il paracadute al fine di rallentare la discesa.
Una volta aperto il paracadute, verrà creata una grande resistenza all’aria, e la sonda continuerà a scendere in modo controllato fino a quando non toccherà il suolo.

In Da Vinci Caelum è stato scelto di utilizzare un sistema di apertura basato sulla pressione dell’aria che entra nel paracadute.
In pratica, il paracadute è progettato in modo tale che si gonfi man mano che la sonda scende, grazie all’aria che entra dal basso.
Una volta che il paracadute si è gonfiato abbastanza, la resistenza dell’aria inizia a rallentare la discesa della sonda.
Questa soluzione, sebbene non automatizzata, presenta diversi vantaggi.
Innanzitutto, non richiede l’utilizzo di sensori aggiuntivi, che possono aumentare i costi e la complessità del sistema.
Inoltre, il sistema di apertura automatica potrebbe essere più soggetto a malfunzionamenti o a errori di programmazione, mentre il sistema manuale è più semplice e affidabile.

Durante la discesa, la sonda continuerà a collezionare dati e registrare il viaggio con l’eventuale modulo Flying Lab e la fotocamera, fino a quando non verrà spenta al momento dell’atterraggio.

Come ritrovare la sonda?

La dashboard del computer di bordo della sonda è progettata per inviare le coordinate del posizionamento della sonda.

Le coordinate del posizionamento della sonda verranno inviate alla dashboard di terra per fino al momento dell’atterraggio.
Ciò significa che, consultando la dashboard, sarà possibile sapere esattamente dove la sonda si trova.

Una volta che la sonda è atterrata, le coordinate del punto di atterraggio saranno ancora disponibili sulla dashboard.
Grazie all’integrazione con la mappa, sarà possibile individuare con precisione il punto di atterraggio e recuperare la sonda.
Le previsioni effettuate precedentemente, che tengono conto delle condizioni meteorologiche e delle previsioni di vento, saranno fondamentali per stimare il punto di atterraggio della sonda.
In base a queste previsioni, si può stimare un raggio di ricerca per la sonda, che sarà solitamente piuttosto limitato e facilmente individuabile grazie alle coordinate inviate dalla dashboard.
In questo modo, sarà possibile recuperare la sonda in tempi rapidi e in modo efficace, garantendo il recupero dei dati raccolti e la possibilità di riutilizzare la sonda in future missioni.